Architettura

Cantina a impatto zero sull’isola di Lipari: la Tenuta di Castellaro.

A ridosso della cava di Caolino, immerso nel verde delle colline di Lipari, si sviluppa una tenuta green dall’architettura sostenibile che produce vini locali dai nomi super territoriali, la Tenuta di Castellaro.

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Lipari è un luogo in cui sole e vento non mancano mai, in cui le temperature del giorno superano i 30 gradi in estate e le sere sono fresche e leggermene umide. E questo clima è il punto di partenza del progetto realizzato da Michele Giannetti e Alessandro Del Piaz, che insieme al proprietario hanno concepito una cantina ad impatto zero.

Due principi come i camini solari e la torre del vento hanno contribuito a raggiungere l’obiettivo di un progetto poco invasivo e che si immerge completamente nella natura e nel paesaggio. I primi catturano la luce del sole e la diffondono negli ambienti sottostanti per eliminare quasi completamente l’uso di energia elettrica; la torre del vento crea un sistema di climatizzazione naturale facendo dissipare il calore del vento in entrata in un labirinto, raggiungendo la temperatura e l’umidità ideale per l’affinamento dei vini nelle barricaia. Due sistemi che contribuiscono a rendere questa un’architettura passiva.

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La barricaia è un capitolo a sé stante, da sola vale l’intera visita al complesso. Può essere considerata il racconto della storia geologica di Lipari grazie al sistema costruttivo che l’ha interessata. I due architetti, per la sua costruzione, si sono ispirati all’architettura del Chiostro Normanno simbolo storico dell’isola, e attraverso colonne e volte hanno realizzato un’architettura vernacolare, il cui sistema costruttivo è stato suddiviso in fasi.

In principio si è provveduto alla predisposizione delle colonne e delle volte, le sagome scavate nel terreno sono state riempite prima con armatura e poi con getto di cemento. Passati i 28 giorni per la solidificazione del cemento la terra è stata scavata tutta intorno ai pilastri rivelando 20000 anni di storia con tessiture e colori, un vero e proprio carotaggio inverso che permette a tutti i visitatori di immergersi nella storia dell’evoluzione delle isole Eolie.

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FE5D2D6A-69A9-4431-A6D5-AB8FB9BF1D1DL’attenzione al contesto non si esaurisce con il concept architettonico, qui infatti il territorio è presente nel vino con le viticolture locali degli alberelli e le tecniche tradizionali per produrre la Malvasia e Corinto, nella produzione del tipico cappero e dei cucunci. Infatti si estende anche al design delle etichette dei vini prodotti. Tutti portano i nomi dei luoghi simbolo di Lipari, il Bianco Pomice e il Bianco Porticello si ispirano al colore della pietra pomice presente sull’isola, il Nero Ossidiana, all’altra pietra tipica che rappresenta la storia eruttiva di Lipari, il Corinto, è il vitigno antico delle aree vulcaniche, l’ Ypsilon, che omaggia la posizione delle isole Eolie a forma di Y,  L’ottava isola, la Sicilia, che rappresenta sole e neve ed nasce alle pendici dell’Etna, ed il Rosa Caolino, che si ispira alle cave di Caolino, pietra dalla sfumature calde gialle e rosse.

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Alla tenuta è possibile fare delle degustazioni, cenare o addirittura dormire, in tre appartamenti, la Casa Pomice, la Casa Ossidiana e la Casa Caolino. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

 

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photo by Simona Renga e Tenuta di Castellaro.